Ultimo viaggio per l’Orient Express

Agatha ChristieAgatha Christie via last.fm


La prossima settimana, la linea Strasburgo-Vienna verrà cancellata. Vittima, in aria, dei voli low cost e in terra, dell’alta velocità. Il mito sopravvive solo sul costoso Venice-Simplon Orient Express che viaggia una volta la settimana e per qualche mese l’anno con carrozze d’epoca (le restaura periodicamente un’azienda italiana di Matera). La linea vera, quella che ha i giorni contati, era invece ormai tutt’altro che fastosa. Robin McKie, il giornalista dell’«Observer» l’ha recentemente provata di persona. Ormai aveva l’aria d’un treno pulito ma anonimo, abitato da uno sparuto manipolo di passeggeri, che nulla avevano dei principi e o dei poeti che all’inizio del secolo breve andavano a perdersi verso sud. Anzi, essendo il moderno treno privo di vagone ristorante, chi non s’era preventivamente munito di bibite e panini, rischiava pure un crampetto di fame.

L’inventore
Il vero Orient Express è una creatura lussuosa dell’imprenditore Georges Nagelmackers. Costui, figlio di banchieri col pallino delle strade ferrate, aveva girato in lungo e in largo l’America sulle carrozze Pullman, che erano alberghi viaggianti, con letti, cucine, giornali aggiornati in tempo quasi reale via telegrafo. E decise di fare la stessa cosa in Europa. Il primo «Orient» partì il 4 ottobre 1883 da Parigi e arrivò a Istanbul.

Non solo macinava un bel po’ di chilometri e accorciava il mondo, ma sconfinava in tutti gli imperi d’Europa, dando l’illusione che un’eone di gioia, prosperità, eterna pace fosse a disposizione degli umani. Carezzava Vienna, Budapest, Bucarest, Belgrado. La Bella Epoca finì prestissimo con un colpo di pistola all’arciduca Francesco Ferdinando, proprio in quei Balcani che il treno attraversava sfumacchiando. E l’Orient Express rimase in stazione per i sette anni della prima guerra mondiale (paci controverse compresi), perché i confini delle nazioni a quel punto si potevano varcare solo con i fanti armati.

Si fermò anche per il secondo conflitto. E finì, nella vecchia formula, dopo aver cambiato più volte tragitto nel corso della storia, definitivamente negli anni 70. Figlio della Belle Époque, ne fu il simbolo più contemplato. Là sopra accadeva di tutto. Si viveva non solo il fascino del viaggio, ma anche quello degli incontri con uomini straordinari e dame in vena di trasgressione. Nascevano amori, complotti, affari, visioni del mondo, assassinii. La compagnia si faceva vanto di puntualità, pur passando in luoghi selvaggi, ma in fondo ai passeggeri eleganti del tempo importava poco, perché là dentro era un mondo diverso, parallelo, quasi virtuale. Amalgamava l’ebbrezza moderna della velocità «express» e la lentezza del lusso.

Per questo il treno si infilava gioioso nei tunnel delle cronache mondane o dei libri d’avventura. Il primo tributo letterario, probabilmente, è quello che arrivò dall’orrore. Bram Stoker ci viaggiò sopra e meditò di scrivere «Dracula», ispirandosi alle leggende di Vlad Tepes, raccontate dall’amico magiaro Armin Vambéry. Il viaggio più fortunato lo compì invece Agatha Christie. La signora del giallo, reduce da un divorzio turbolento, con tanto di scandalo piccante, aveva deciso di ritrovare se stessa a Baghdad. Vide una bufera di neve che bloccò il treno per qualche giorno e s’immaginò una storia di omicidio a bordo (scrisse il suo capolavoro «Assassinio sull’Orient Express») notò un giovinotto carino, più giovane di lei, che andava a Oriente per fare l’archeologo (e lo sposò in seconde nozze).

Con Graham Greene
Graham Greene mise l’Orient Express nel «Treno d’Istanbul», James Bond lo usò rocambolescamente in «Dalla Russia con amore», l’illusionista David Copperfield, in uno speciale televisivo, gli fece scomparire la carrozza ristorante. Finì nei quadri, nelle fotografie, nei videogiochi, nei cartoni. Ovviamente anche in un film porno, con l’ungherese Anita Blond. Un grande conoscitore dell’Orient Express fu lo scrittore francese Maurice Dekobra. Aveva viaggiato ovunque per raccontarlo sui giornali. E nulla gli era ignoto dello sfarzo, perché frequentava aristocratici europei e star di Hollywood. Ma quando pensò di farsi un regalo davvero fantasioso e nostalgico pensò al treno: in casa propria, a Parigi, si fece costruire una stanza come una carrozza dell’Orient Express.

Via: La Stampa
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